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Maurizio Cucchi ne «Il rosso e l™azzurro» gioca con i colori e i ricordi sportivi del «tempo che fu»

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Roberto Dossi è stato per anni, nel senso più nobile del termine, «garzone di bottega» di Alberto Casiraghi e della sua casa editrice Pulcinoelefante di Osnago (Lc), dove si stampavano (e si stampano), in poche ore, centinaia di libretti di poesia abbinati ad opere pittoriche. Lì Roberto cuciva con ago e filo i preziosi manufatti, dava una mano nella cura della stampa. Imparato il mestiere si è messo in proprio e con l'aiuto di Marco Rota stampa a mano splendide opere con i torchi dell'Ex gelateria di via Guinizelli 14, a Milano. Le dimensioni sono diverse. Variano secondo gli autori. I «Quaderni di Orfeo» abbinano ancora grandi scrittori e poeti con maestri delle arti visive, oppure stampano solo un poeta, come nel caso di questo volume, «Il rosso e l'azzurro», che mette assieme undici poesie inedite di uno dei più rappresentativi poeti di alto livello milanese e nazionale, Maurizio Cucchi. Va poi aggiunta la sua esperienza di consulente editoriale, critico e traduttore.
Il libro è raffinato, come tutti gli altri, con carta speciale tagliata e cucita a mano, con una copertina di colori tenui e preziosi, con caratteri di stampa chiari e felicemente leggibili.
Cucchi scrive il primo volume «Il Disperso», edito da Mondadori nel 1976 e poi ripreso da Guanda nel 1994; quindi «Glenn», S. Marco dei Giustiniani, premio Viareggio 1982. E più avanti «Donna del gioco», Mondadori 1987; «La luce del distacco», Crocetti 1990; «Poesia alla fonte», Mondadori, premio Montale 1993. «L'ultimo viaggio di Glenn», Mondadori 1999.
La sua poesia si può catalogare nell'espressionismo lombardo, come scrive Gianmario Lucini. Magrelli dice che «non si tratta di una semplice assunzione di materiali diversi¦ assorbiti all'interno della sua poetica¦ diventano materiale linguistico indispensabile al suo espressionismo». Egli stesso spiega che la sua poesia «è un esperienza non passiva ma vitale, "forte", profonda, spesso anche gratificante: un'esperienza di confronto attivo con la vera parola che parla, in un contesto in cui la parola, invece, è degradata, inflazionata¦».
Quest'ultima opera è divisa in due parti: «Album Azzurro» e «Sport illustrato». Il titolo è dato dalla poesia «Il rosso e l'azzurro» con l'autore che gioca con i colori, violenti e vivaci del vino: «Rosso vino rosso bordeaux / Fino a ieri il migliore ma / Cambia la mente e cambia il colore. / ¦Celeste blu carta da zucchero¦ Acceso è azzurro opaco azzurro / Ovvio azzurro che sfuma¦ Azzurro chiuso azzurro inizio / E azzurro fine». Pensate alle vocali colorate di Rimbaud.
E poi «Album», quello dei bambini e delle figurine. «Nelle figurine della storia mondiale / si descriveva il primo Novecento. Lì mi assorbiva, non so come un vuoto / nero tra epica e dolore: / nel gran lavoro di scintille / in un sollievo di chiarore».
Per spiegare il secondo tomo, «Sport illustrato», bisogna informare che Cucchi ha fatto per anni il cronista sportivo, e collabora tuttora con il Corriere della Sera con cronache milanesi. E' anche un appassionato di calcio e un interista innamorato: una sua poesia ricordava l'Inter anni cinquanta, citando Veleno Lorenzi (recentemente scomparso), il Nacka, (Skoglund) e l'Apolide (Nyers), tutti scomparsi ma presenti nella sua memoria quando il padre lo accompagnava a San Siro.
Citiamo da «Eleganza e dolore»: «Sfogliavo lo Sport illustrato / e dopo l'amata beneamata tricolore / ecco la calma superiore, classica, / lo slancio lineare, olimpico / del neurologo in falcata» (Era l'atleta Roger Bannister che correva il miglio a Oxford).
E poi i ricordi calcistici e di vita della sua infanzia in «un cortile che non finiva mai», quello dei Salesiani.
«I Salesiani del '57»: «Destrezza e devozioni, / catechismo e calcioni. / Dove sei Don Egidio? Dove sono / i miei gol di rapina? Dove sono finiti, mi chiedo, / gli oratori sereni del tempo che fu?».
Per finire con la splendida figura ciclistica (di cui non dice il nome ma era il grande scalatore Charly Gaul), paragonato all'attore western Alan Ladd, di cui Cucchi scolpisce la fatica umana e la sofferenza psicologica («Alan Ladd»): «¦Il piccolo lussemburghese era Alan Ladd, / il cavaliere della valle solitaria. / Usciva come un bimbo dalla nebbia, dalla tormenta, nel 56, batteva / i denti, aveva gli occhi fissi, / dentro la coperta militare/ era un eroe della fatica annichilito».

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Autore:ces

Pubblicato il: 23 Aprile 2007

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