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MILANO

I lombardi si confermano i più tartassati d’Italia Nel 2015 ogni residente ha pagato 11.898 euro contro la media nazionale di 8.800, di cui l’84% è andato al Governo centrale

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I lombardi sono i più tassati dal nostro sistema tributario. O se preferiamo vederla in positivo, i più generosi d’Italia con il fisco. Non è una novità ma una conferma. Arrivata questa volta dall’Ufficio studi della Cgia, che ha messo a confronto il gettito di imposte, tasse e tributi versati allo Stato, alle Regioni e agli Enti locali dai lavoratori dipendenti, dagli autonomi, dai pensionati e dalle imprese residenti nel nostro Paese.

Risultato: la regione che svetta nella graduatoria dei più “tartassati” d’Italia è la Lombardia: nel 2015 ogni residente (neonati e ultracentenari compresi) ha mediamente versato al fisco 11.898 euro. Subito dopo si collocano gli abitanti del Trentino Alto Adige, con 11.029 euro, e quelli dell’Emilia Romagna, con 10.810 euro. Appena fuori dal podio, invece, si posizionano i laziali (con un versamento medio di 10.452 euro) e i liguri (con 10.121 euro).

Le regioni, invece, dove il fisco è meno invasivo sono quelle meridionali: nel 2015 in Campania il gettito pro-capite medio è stato pari a 5.703 euro, in Sicilia a 5.610 euro e in Calabria a 5.436 euro. Nel Sud e nelle Isole, di fatto, il peso complessivo del fisco è pari a quasi la metà di quello gravante sul Nordovest.

Da questa analisi, inoltre, emerge anche il forte divario esistente sul peso del prelievo fiscale tra i vari livelli di governo. A fronte di un dato medio nazionale di 8.800 euro pro capite di tasse nazionali e locali versate nel 2015, l’84% è stato assorbito dallo Stato centrale (7.390 euro pro-capite), un altro 9,3% dalle Regioni (825 euro pro-capite) e, infine, il rimanente 6,7% dagli Enti locali come Comuni, Province e Comunità montane (585 euro pro-capite).

«Il nostro sistema tributario grava maggiormente sulle regioni dove la concentrazione della ricchezza è più elevata e il numero di grandi aziende è maggiore, anche se i cittadini e le imprese di queste aree dispongono, nella stragrande maggioranza dei casi, di servizi pubblici migliori rispetto a quelli presenti in altre parti del Paese» ha spiegato il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo, che ha anche ricordato come negli ultimi tempi, però, la pressione tributaria sui contribuenti del Mezzogiorno ha subito degli aumenti decisamente superiori al resto d’Italia: «A seguito del disavanzo sanitario che ha contraddistinto in questi ultimi anni i bilanci di quasi tutte le Regioni meridionali, i governatori di queste realtà sono stati costretti a innalzare fino alla soglia massima sia l’aliquota dell’Irap sia quella dell’addizionale regionale Irpef con l’obbiettivo di riequilibrare il quadro finanziario».

L’Associazione Artigiani e Piccole Imprese di Mestre evidenzia inoltre che, rispetto al 2016, quest’anno il carico fiscale medio nazionale è previsto in calo di 0,4 punti percentuali, grazie soprattutto alla ripresa del Pil e alla riduzione dell’aliquota Ires (Imposta sui redditi delle società) che dal 27,5 scende al 24%. Pertanto, nel 2017 la pressione fiscale in Italia dovrebbe attestarsi al 42,5%, sebbene continui a permanere un forte gap tra la pressione fiscale ufficiale e quella reale (48,8%), ovvero quella effettivamente subita dai contribuenti fedeli al fisco.

A livello europeo, comunque, continuiamo a far parte dei Paesi più tartassati. Nel 2016 l’Italia si è collocata al 7° posto con una pressione fiscale del 42,9%: 2,8 punti in più della media europea e 1,6 della media nell’area Euro. Tra i principali Paesi dell’Ue, solo la Francia registra un dato superiore al nostro (47,5%), tutti gli altri, invece, presentano livelli nettamente inferiori.

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Autore:ces

Pubblicato il: 16 Ottobre 2017

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