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MILANO

Occupazione in calo dopo oltre due anni di crescita I lavoratori sono 4 milioni e 382 mila (-0,7% a livello annuale). Però si superano i valori pre-crisi, grazie al forte incremento della componente femminile

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Passo falso per l’occupazione in Lombardia. Dopo due anni e mezzo di significativa crescita, il 2018 si apre con una battuta d’arresto: nel primo trimestre i lavoratori sono 4 milioni e 382 mila, con una variazione su base annua del -0,7%. La base occupazionale supera comunque di 135 mila lavoratori il valore pre-crisi del primo trimestre 2008 (+3,2%), grazie al forte incremento della componente femminile nell’ultimo decennio (+6,1%).

Presenta, quindi, luci e ombre il focus congiunturale su “Il mercato del lavoro in Lombardia” di Unioncamere regionale sul primo trimestre dell’anno. Se può consolare, anche l’Emilia Romagna evidenzia una variazione negativa (-0,3%) per il periodo gennaio-marzo, in controtendenza rispetto al dato nazionale che registra ancora una crescita di occupati su base annua (+0,6%).

I dati del primo trimestre

Il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni scende al 67%, in calo di mezzo punto rispetto al valore di un anno fa, ma ancora leggermente superiore al livello del 2008: l’incremento rispetto al periodo pre-crisi risulta limitato per via della contemporanea crescita della popolazione lombarda in età lavorativa.

Il calo occupazionale registrato nel trimestre non si traduce in un aumento della disoccupazione, che prosegue il percorso di lenta diminuzione: il tasso scende, infatti, al 6,7% (-0,3 punti rispetto al primo trimestre 2017); si espande, invece, l’area dell’inattività (il tasso di attività si riduce dal 72,6% al 71,9%).

Prosegue l’assorbimento della Cassa Integrazione, dopo la temporanea crescita registrata alla fine del 2017: le ore autorizzate diminuiscono del 21,4% su base annua.

Il calo di occupati registrato su base annua è guidato dalle costruzioni (-35 mila lavoratori, pari al -11,9%), settore che con qualche sporadica eccezione risulta in contrazione dal 2009, mentre l’industria registra una flessione meno intensa (-12 mila occupati, pari al -1,1%), confermandosi comunque sotto i livelli pre-crisi (-2%). Cresce ancora l’occupazione nei servizi (+21 mila lavoratori, pari al +0,7%), seppure più lentamente di quanto mostrato nei trimestri scorsi: rispetto al 2008 i lavoratori nel settore terziario sono aumentati complessivamente di quasi 250 mila unità (+9%), raggiungendo una quota del 67,8% sull’occupazione regionale.

La componente femminile

è in crescita

Rispetto al primo trimestre del 2017 diminuiscono in pari misura sia i lavoratori uomini (-0,6%) che le donne (-0,7%), dopo che negli ultimi due anni l’occupazione era risultata in crescita per entrambi i generi. L’incremento rispetto ai livelli pre-crisi è, però, ascrivibile quasi interamente alla componente femminile, che ha allargato la base occupazionale di 110 mila unità, sia per la regolarizzazione di lavoratrici straniere impiegate nei servizi alla persona, sia per il cosiddetto effetto “lavoratore aggiuntivo”, termine con il quale si indica il comportamento delle donne che si mettono alla ricerca di un lavoro per compensare la perdita di reddito familiare in seguito al licenziamento (o alla Cassa Integrazione) del compagno/marito. La componente maschile, maggiormente occupata nei comparti industriale ed edile che hanno subito gli effetti più pesanti della recessione, è stata infatti penalizzata durante gli anni di crisi e ha recuperato i livelli occupazionali del 2008 solo recentemente.

Questa dinamica ha comportato una riduzione negli ultimi 10 anni del gap esistente tra i tassi di occupazione di genere, per via del calo di quello maschile (dal 76% al 74,7%) e della contemporanea crescita di quello femminile (dal 57,3% al 59,3%), che rimane però ampiamente sotto i livelli europei (62,8% la media dell’Ue).

I dati per età, disponibili solo fino al quarto trimestre 2017, confermano la tendenza che vede gli incrementi occupazionali degli ultimi anni concentrarsi nelle fasce più mature di lavoratori (+8,5% per gli ultra54enni) per motivi legati sia al processo di invecchiamento della popolazione sia agli effetti delle riforme pensionistiche. La componente giovanile (15-34 anni), duramente colpita durante gli anni della crisi, negli ultimi due anni ha mostrato una fase di recupero (+1,8% nel quarto trimestre 2017), mentre maggiori difficoltà si evidenziano nella fascia centrale (-0,8% per i 35-54enni).

Come risultato di tali dinamiche, la composizione per età dell’occupazione lombarda nell’ultimo decennio ha registrato un peso crescente dei lavoratori con almeno 55 anni (dal 10,6% al 18,3%), registrando al contempo una significativa riduzione dei 15-34enni (dal 31,7% al 23,4%).

La situazione dei disoccupati

I disoccupati in Lombardia nel primo trimestre 2018 sono 315 mila: il loro numero è in calo rispetto a un anno fa (-4,9%) sia per i maschi (-4,2%) che per le femmine (-5,7%), ma risulta raddoppiato se paragonato ai livelli del 2008.

Anche il tasso di disoccupazione, come detto, mostra una diminuzione su base annua (dal 7% al 6,7%), confermando però l’elevato gap con i livelli pre-crisi, quando era pari al 3,6%. La distinzione per genere conferma un valore più elevato per le donne (7,8% contro 5,9% maschile), con una tendenza che ha visto allargare il gap negli ultimi anni dopo il periodo 2013-2014 in cui i tassi si erano quasi allineati.

Il calo della disoccupazione su base annua sembra legato a un aumento dell’area di inattività, ossia a una ricerca meno intensa del lavoro da parte delle persone senza occupazione: il tasso di attività scende infatti al 71,9%, dal 72,6% del primo trimestre 2017, con un calo di entrambe le componenti di genere (dall’80,2% al 79,4% per gli uomini e dal 65% al 64,3% per le donne). Il confronto con i livelli di dieci anni fa mostra invece una crescita del tasso (+1,7 punti), limitata per gli uomini (+1,1 punti) e significativa per le donne (+4,4 punti). I livelli di attività femminili sono cresciuti per i motivi già descritti nel commento delle dinamiche occupazionali, ma il divario con quelli maschili rimane consistente (15,1 punti) e superiore alla media europea (11 punti).

I livelli di disoccupazione giovanile (15-24 anni), i cui dati sono disponibili fino al quarto trimestre 2017, evidenziano una significativa riduzione su base annua, con un tasso che passa dal 34,4% al 22,5%. L’entità della diminuzione osservata è anche dovuta al fatto che il dato del quarto trimestre 2016 ha rappresentato un picco della serie storica, in seguito al quale il tasso si è poi stabilizzato su valori di oltre dieci punti inferiori. Rimane comunque molto elevato il gap rispetto al periodo pre-crisi, quando il tasso era pari al 13,7%.

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Autore:ces

Pubblicato il: 16 Luglio 2018

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