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CREMONA

L’Italia non ha bisogno di nemici, ma di alleati «Di Maio sta usando la stessa strategia di Renzi. Con il nostro debito pubblico non possiamo permetterci di stare da soli o isolarci dagli altri Paesi»

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«Con Bruxelles Luigi Di Maio sta usando la stessa strategia di Matteo Renzi: minaccia di non pagare. Se penso ai risultati, non mi pare che si sia scelto un buon modello. L’Italia non ha bisogno di un nemico, ma di alleati forti in Europa per trovare le migliori condizioni di sostegno. Con il nostro debito pubblico non possiamo permetterci l’autonomia...». L’eurodeputato Massimiliano Salini, 45 anni, ex presidente della Provincia di Cremona e attuale deputato al Parlamento europeo, è preoccupato dalla “prova muscolare” che il Governo gialloverde ha ingaggiato con la Ue».

L’Europa continua ad essere vista con scarsa simpatia. Il caso della nave Diciotti ha confermato una volta di più che, sul fronte migranti, ci hanno lasciati soli. E il vice premier Di Maio prima ha minacciato di non versare più i contributi e poi di mettere un veto sul bilancio europeo. Cosa ne pensa?

«C’è un concorso di colpa diabolico. Il primo errore dell’Europa è stato quello di non definire in maniera rigorosa la distinzione tra i migranti che hanno diritto ad essere accolti e chi invece non ha diritto. E così si è lasciato spazio al politicamente corretto e ai furbi. E a farne le spese, purtroppo, sono stati i Paesi come il nostro. La seconda colpa è la totale inconsistenza politica e culturale della Ue».

Lei è un europarlamentare poco europeo...

«No. Sono un convinto europeo ma realista: oggi è difficile trovare una dimensione comunitaria non solo sui migranti ma pure sui temi economici e sociali, sulle questioni delle politiche di difesa e dei trasporti... Ci sono troppe contrapposizioni, Paesi l’un contro l’altro armati».

Quindi, in un quadro così incerto, le prove muscolari hanno una giustificazione.

«No. Dobbiamo appianare le divergenze, risolvere i problemi. E’ vero, l’Italia è un contribuente attivo, ma minacciare di non pagare i contributi non ci aiuterà, anzi ci costringerà a fare un clamoroso passo indietro perché non possiamo permetterci di stare da soli o isolarci dagli altri Paesi. Di Maio, prima di minacciare, però, farebbe bene a studiare i dossier, mentre fino ad oggi ha dimostrato incompetenza».

L’Europa ci potrà almeno aiutare nella ricostruzione del ponte di Genova?

«Sì, a condizione che stia dentro un pacchetto più ampio. Di ponti pericolanti in Europa ce ne sono tanti, ma se mettiamo a punto un pacchetto Genova può diventare di interesse per la Ue».

Si spieghi meglio.

«I soldi per ricostruire il ponte ci sono, l’opera sarà a carico del concessionario, cioè di Autostrade. Se però definiamo un progetto più ampio dove, oltre alla ricostruzione del ponte, inseriamo una riorganizzazione e un miglioramento infrastrutturale che comprenda il porto (infrastruttura strategica per la città ligure, per l’Italia e per l’Europa) con una diversa organizzazione delle merci, la Gronda che deve essere fatta subito e il completamento del Terzo valido (opere per le quali occorre superare il “no” dei grillini) il problema diventa europeo. E in Europa si possono trovare fondi».

A Bruxelles sono preoccupati del peso che potranno avere sovranisti e populisti nel prossimo Parlamento. E’ una prospettiva che spaventa anche lei?

«Il rischio c’è ma non deve diventare un’ossessione. Chi immagina di perdere consensi - come il mio Ppe - deve chiedersi il perché. Il popolo è sovrano, va ascoltato e ha bisogno di risposte adeguate».

E quali sono le risposte che deve dare la politica?

«L’Italia è il secondo Paese manifatturiero d’Europa: la politica deve difendere questa specificità perché significa creare ricchezza e garantire lavoro. Questo primato va sostenuto, aiutando a far conoscere le eccellenze delle aziende italiane nel mondo e questo può avvenire meglio in una dimensione europea. Bisogna difendere la cultura d’impresa, ma anche la libertà di educazione e la famiglia».

Lei sarà ancora della partita alle europee del prossimo anno?

«I presidenti Silvio Berlusconi e Antonio Tajani nei giorni scorsi mi hanno chiesto di ricandidarmi e ho accettato volentieri proprio per difendere questi valori».

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Autore:gcf

Pubblicato il: 03 Settembre 2018

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