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MILANO

Alitatali e gli aeroporti lombardi Lotta all’emarginazione sociale ilgovernatorerisponde@netweek.it

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Gentile governatore, Alitalia continua a trovarsi in una situazione disastrosa, nonostante i soldi degli emiri. Cosa crede che succederà ai nostri aeroporti?

Marco - Segrate

Gentile Marco, Alitalia è anni che fa scelte poco lungimiranti se non del tutto sbagliate. In tutto il mondo lo sviluppo del traffico aereo è più elevato dove vi sono più imprese, più società di servizi e più reddito procapite. In Italia tale luogo è il Nord del Paese e lì, l'unico aeroporto in grado di fornire un supporto infrastrutturale adeguato a tale sviluppo, è Malpensa. Alitalia non l'ha capito, continua a non capirlo e quindi è una società la cui fine può essere solo il fallimento o la svendita ad altri. Altre società e compagnie aeree hanno invece investito portando voli con base o scalo negli aeroporti del Nord e della Lombardia e il loro business e il loro radicamento cresce di anno in anno. Per questo c'è da essere non solo fiduciosi ma anche certi che il futuro degli aeroporti lombardi sarà florido. L'importante è non accontentarsi di fare facili utili nel breve periodo ma avere una visione di prospettiva e, nel campo aeroportuale, la prospettiva va vista a scala di mercato globale e non particolare. Il Nord Italia e Milano, con buona pace degli altri aeroporti italiani ed europei, devono confrontarsi e concorrere con Monaco, Parigi, Francoforte, Londra, Amsterdam, Madrid, ecc... Proprio per questo non bisogna destinare Linate a voli internazionali impropri ma riservarlo a viaggi business di breve raggio mentre, lasciando Orio al Serio alla sua vocazione europea e considerando che non potrà crescere ulteriormente per limiti territoriali e infrastrutturali, tutta la potenzialità di Malpensa può e deve essere sfruttata. Con la crescita di Malpensa cresceranno anche gli altri aeroporti del nord Italia e si svilupperà una economia di qualità per tutti i nostri territori.

Caro presidente, nelle nostre province di cono ancora molte persone che sono cadute nell’emarginazione, vuoi per problemi loro, vuoi a causa della crisi che da quasi dieci anni ci sta colpendo. Molte volte si impegnano i privati, ma gli enti pubblici che fanno?

Simona - Cantù

Gentile Simona, noi di Regione Lombardia facciamo molto: anzi moltissimo. Solo qualche giorno fa la mia giunta ha approvato un provvedimento, per la cifra di 1,5 milioni di euro, che punta a consolidare quei processi virtuosi di inclusione sociale e presa in carico rivolti alle persone a rischio di esclusione sociale, abusatori di sostanze o senza fissa dimora, prevenendo o affrontando situazioni comunitarie di insicurezza attraverso una serie di interventi che vanno dall'impiego di unità mobili, stand e sportelli informativi fino al drop-in: luoghi di “tregua” dalla strada dove i soggetti interessati possono avere un primo contatto con la rete di aiuto. Regione Lombardia ha strutturato una serie di misure che in stretta sinergia con i Comuni, le Ats e gli altri Enti territoriali, formano sul territorio una rete virtuosa di servizi di qualità che hanno lo scopo di favorire il più possibile l'inclusione sociale di tutte quelle persone che si trovano in una condizione di fragilità.

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Autore:ces

Pubblicato il: 20 Marzo 2017

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