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MILANO

Autonomia, ha preso il via il cammino condiviso Saranno coinvolti rappresentanti delle istituzioni, come Giorgio Gori, Piero Bassetti, Domenico Auricchio e Cristina Messa, e dell’associazionismo

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«Un lombardo su due ha detto sì. Questo è il dato al netto dell’astensionismo fisiologico, che mediamente si aggira intorno al 20% di cittadini che decidono di disertare qualsiasi appuntamento con le urne». E’ questa la sintesi del voto sul referendum di domenica 22 ottobre di Stefano Bruno Galli, a capo del gruppo consiliare “Maroni Presidente - Lombardia In Testa” al Consiglio regionale, durante il dibattito sul referendum dell'autonomia.

E al di là di polemiche e detrattori sul valore del voto, il governatore Roberto Maroni intende procedere di gran lena e portare a Roma quei tre milioni di consensi che reclamano a gran voce un’autonomia di grande respiro: «Il Governo centrale ha risposto favorevolmente alla mia richiesta di partire subito, aprendo un tavolo unico con Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. La data indicata è nella settimana che inizia con il 6 di novembre. I tempi ci sono, anche se il Consiglio regionale dovrà accelerare un po’ con i lavori. Se martedì 7 novembre l’Aula di Palazzo Pirelli approverà, come mi auguro, la risoluzione». La Conferenza dei capigruppo ha già individuato 8 macroaree nelle quali saranno raggruppate materie e competenze oggetto della richiesta di maggiore autonomia: area istituzionale; area finanziaria; area economica e del lavoro; istruzione e ricerca scientifica; area sociale e sanitaria; area territoriale e infrastrutturale; ambiente e protezione civile; area culturale. E, ha detto in proposito il presidente Raffaele Cattaneo, «la disponibilità della Giunta ad affiancare il Consiglio nel lavoro di preparazione del documento è stata ribadita in riunione dall’assessore Gianni Fava, delegato alla gestione del percorso referendario, ci permetterà di accelerare e fare ciò che dobbiamo rapidamente».

Figura centrale nella messa a fuoco meramente “contabile” della trattativa con il Governo è senz’altro Massimo Garavaglia, assessore all'Economia, Crescita e Semplificazione che ha bene in mente cosa vuol dire maggiore autonomia: «Da una parte c’è la tesoreria unica dove ogni Comune fa confluire le tasse locali a Roma, in un unico calderone, tasse che poi tornano a noi se e quando decide il Governo. Nella manovra questa tesoreria arriva fino al 2021 e già questo denuncia l’indisponibilità del potere centrale a mettersi a discutere con le autonomie. E la medesima cosa, tra l’altro, la possiamo dire per i trasferimenti. Il residuo fiscale di 54 miliardi di euro, un saldo che dice chiaramente che in Lombardia c’è la spesa pro capite minore e i servizi decisamente migliori, e in tutti i settori».

«Siamo al fischio di inizio di una partita decisiva - ha commentato ancora il governatore Maroni in previsione dei prossimi impegni con il Governo -. Ho già avuto dei colloqui con il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni il quale, data la complessità di questa trattativa, valutava l’opportunità di creare quattro o cinque macro aree, per raggruppare le materie attorno a tavoli tecnico-politici-istituzionali. Sono d’accordo e per fare questo abbiamo bisogno di competenze, di persone capaci, che condividano la visione di ottenere il più possibile, a vantaggio della Regione e dei nostri cittadini, prendendoli da tutti i settori della società lombarda». A questo scopo il governatore ha chiesto la disponibilità di alcune persone che possono far parte della delegazione, che devono essere ovviamente di “grande qualità”. «La trattativa sarà molto complicata - ha reso noto Maroni - si tratta di personalità che rappresentano anche simbolicamente Regione Lombardia, tra cui Giorgio Gori (che, da sindaco e amministratore di una grande città come Bergamo, non ha esitato un solo attimo ad aderire, discostandosi dalla posizione del suo partito, alla campagna referendaria per l’autonomia della Lombardia - ndr), Piero Bassetti, il primo presidente della Regione Lombardia, e mi ha detto di sì, l'ho chiesto anche al presidente di Unioncamere, per il mondo imprenditoriale e le rappresentanze sindacali, Domenico Auricchio. Ho chiesto la disponibilità anche al rettore dell'Università Bicocca, Cristina Messa, e anche lei mi ha dato la sua disponibilità. A loro voglio aggiungere anche i rappresentanti del mondo del sociale e dell'associazionismo».

La lunga marcia verso l’autonomia sta iniziando a muovere dunque i primi decisivi passi. Vedremo quanto impervio sarà il suo percorso.

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Autore:ces

Pubblicato il: 30 Ottobre 2017

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