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MILANO

Autonomia necessaria, ma referendum inutile «Al netto delle bugie del centrodestra, rimane di assoluta attualità la ripresa di un regionalismo solidale, e su questo provo ad avanzare qualche proposta»

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«Il Referendum inutile e l’autonomia necessaria», Enrico Brambilla, 63 anni, ex sindaco di Vimercate e attuale capogruppo del Partito Democratico in Regione Lombardia, presenta il suo ultimo libro. Un volume di 140 pagine con prefazione del sociologo Aldo Bonomi - oltre ai testi richiamati direttamente dalla Costituzione le delibere di Regione Lombardia e Veneto. Un progetto nato dalla volontà di ribadire l’assoluta necessità dell’autonomia pur non condividendo il mezzo, ossia il Referendum previsto per il prossimo 22 ottobre su iniziativa del presidente Roberto Maroni.

Perché ritiene inutile il referendum?

«Perché pone un quesito generico, sul quale siamo tutti d'accordo. Non consente all'elettore una scelta precisa visto che non individua puntualmente le materie sulle quali si chiede maggiore autonomia né gli obiettivi che si intendono così perseguire. Avviando da subito la trattativa col Governo avremmo guadagnato tempo e risparmiato denaro, visto che questa consultazione costa parecchio, almeno 50 milioni».

Alle urne andrà più del 50% dei cittadini ? E in caso di vittoria del “sì” questo voto darà più forza verso il Governo sul tema dell'autonomia ?

«In Lombardia non è richiesto un quorum minimo, diversamente dal Veneto. Tuttavia quel che preme a Maroni avere un mandato molto ampio. Così però il referendum cambia la sua natura e si trasforma in plebiscito, cioè in una richiesta di sostegno ad una scelta presa dall'alto. Trovo inoltre sbagliato partire da un'idea di conflitto tra la Regione e lo Stato: abbiamo bisogno di costruire insieme e responsabilmente un sistema coerente che ci veda impegnati a risolvere al meglio i bisogni dei cittadini».

Una parte del suo partito ha opinioni diverse, quali sono le principali perplessità?

«La discussione fra noi non è sul merito, sul contenuto, ma sullo strumento referendario. Alcuni sindaci si sono espressi per il “Sì” in quanto impegnati a sostenere il sistema delle autonomie e non lasciarne a Maroni la bandiera. Del resto l'articolo della Costituzione su cui si basa il referendum è stato voluto dal centrosinistra nel 2001. Allora la Lega votò contro. La Lombardia, ai tempi di Formigoni, cercò di darvi una prima attuazione ma la trattativa fallì quando al governo c'era Berlusconi e Maroni e Zaia erano suoi ministri. Nel mio libro racconto questa storia e spiego perché comunque le promesse di fare della Lombardia una Regione a statuto speciale e di trattenere qui una gran parte del cosiddetto residuo fiscale sono destinate ad essere inattuabili. Al netto di queste bugie, rimane di assoluta attualità la ripresa di un regionalismo solidale, e anche su questo provo ad avanzare qualche proposta».

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Autore:ces

Pubblicato il: 11 Settembre 2017

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