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MILANO

«Chi non vorrebbe una regione più ricca con maggiori servizi?» Referendum sull’autonomia Intervista al governatore lombardo Roberto Maroni sulla consultazione del 22 ottobre

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Determinato e fiducioso. Sono questi i sentimenti che trasmette il governatore della Lombardia, Roberto Maroni, affrontando il discorso del referendum per una maggiore autonomia regionale, che si terrà il 22 ottobre prossimo, promosso unitamente al presidente del Veneto, Luca Zaia.

«Quale cittadino lombardo potrebbe dire di no - afferma con la sua proverbiale pacatezza ma con altrettanta convinzione - C'è qualcuno che potrebbe dire di no per ragioni ideologiche? Mi appello al buon senso dei cittadini lombardi: volete una Regione più ricca che dia più servizi ai cittadini tenendoci parte dei nostri soldi? Votate sì al referendum».

La Lombardia in effetti vanta numeri esclusivi e incontestabili: ha un bilancio di 23 miliardi di euro e un residuo fiscale di 53 miliardi, cioè la differenza tra quanto versa ogni anno allo Stato e quanto torna indietro. Produce il 2,5% del Pil europeo ed è la terza tra le regioni europee per valore aggiunto industriale.

La Lombardia ha un bilancio di 23 miliardi e un residuo fiscale di 53 miliardi. In caso di vittoria al referendum quanto pensa di recuperare di questo residuo fiscale?

«Se riuscissi a ottenere il 50 per cento del residuo fiscale vuol dire intanto che il bilancio della Regione raddoppierebbe. Dai 23 miliardi attuali a oltre 40 miliardi. Vuol dire che potremmo intervenire prima di tutto sulla pressione fiscale, riducendola, eliminando tutte le imposte regionali e azzerando tutto, il super bollo, il bollo che abbiamo già cominciato a ridurre, i ticket sanità che abbiamo già cominciato a tagliare. Potremmo dare contributi davvero a chi ha bisogno. Abbiamo già lanciato il reddito di autonomia in Regione Lombardia, con gli asili nido gratis fino a un reddito Isee di 20mila euro, e potremmo aumentare questo sostegno. Potremmo fare ulteriori investimenti nella sanità, attuando la legge di riforma che abbiamo realizzato dando un sostegno ancora più concreto ai malati cronici. E anche investire sui parchi tecnologici che sono il futuro della ricerca, sulle aree industriali dismesse, riqualificandole per attrarre investimenti. Faremmo cose che voi umani non avete mai visto... E' questa la battaglia vera del referendum. Io davvero invito tutti i lombardi a dire di sì, andare a votare e votare sì. E' nel loro interesse».

Un obiettivo oggettivamente a tutto vantaggio dei lombardi. Ma nonostante questo certa stampa continua ad avversare il referendum...

«Io rispetto la libera stampa. Non condivido l'opinione di chi dice che il referendum è inutile perché comunque il referendum è un esercizio di democrazia. La Costituzione italiana recita all'articolo 1 che la sovranità appartiene al popolo, non al Governo o al governatore, ma al popolo. E quindi chiedere l'opinione del popolo è sempre un esercizio utile. La finalità è quella che ho illustrato. Poi qualche giornale, qualche ambiente si fa condizionare più dall'aspetto ideologico nei confronti del governatore Maroni che dal buon senso. Ed è per questo che io faccio appello al buon senso... Non c'è un lombardo che possa dire “sono contrario a questo referendum”, a meno che non sia un masochista, uno che vuole farsi del male...».

Quindi si va a votare il 22 ottobre, proprio alle porte del suo fine mandato...

«No, la decisione era stata presa nel 2015, e il termine ultimo è entro il 2017. Abbiamo chiesto, purtroppo inutilmente, al Governo di abbinare il referendum sia lo scorso anno che quest'anno con le elezioni amministrative, e questo avrebbe tra l’altro comportato un importante risparmio di spesa, ma il Governo purtroppo ci ha detto di no. Siamo quindi stati in qualche modo costretti, io e Zaia, a fissarlo per l'autunno di quest'anno. Ma non vi è alcuna attinenza con la scadenza del mandato. Anche se sono certo che comunque il referendum darà un messaggio forte, oltre a un potere negoziale maggiore a me e a Zaia per trattare con il Governo un maggior grado di autonomia della Regione».

Tra l'altro un referendum che ha raccolto il favore di diversi esponenti del Movimento 5Stelle e del Partito democratico, a partire dai sindaci di Milano, Beppe Sala, e di Bergamo, Giorgio Gori. Un esito referendario dunque che si presenta in discesa...

«Io credo che il buon senso dica che il referendum che chiede ai cittadini lombardi “volete più autonomia, cioè volete tenervi i soldi delle tasse pagate da voi per migliorare la vita dei cittadini”, dica ai cittadini che bisogna votare sì. E io mi auguro davvero che vengano messe da parte le posizioni ideologiche. Qui stiamo parlando del futuro della Lombardia, dei cittadini e delle imprese. Vorrei che venissero accantonate le posizioni partitiche e che si desse da parte di tutti, destra, sinistra, Lega, Pd, 5Stelle lombardi, il contributo perché l'esito del referendum servirà a costringere il Governo a darci più autonomia. Visto anche che in questi anni non siamo riusciti a ottenerla. Autonomia che vuol dire più risorse. A questo proposito io faccio sempre un esempio molto semplice. Per i cittadini lombardi, la differenza tra quanto pagano e quanto ricevono dallo Stato è di un miliardo di euro a settimana, 54 miliardi di euro l'anno. Non dico teniamoceli tutti, ma almeno la metà di questi 54 miliardi, che oggi vengono usati per sanare i buchi delle altre Regioni, che vangano restituiti alla Regione Lombardia. Questo è l'obiettivo del referendum. Dare forza e potere negoziale al governatore per andare a trattare col Governo il trasferimento almeno del 50 per cento del residuo fiscale. Risolveremmo tutti i nostri problemi...».

Il mese di ottobre coincide con altre ipotesi elettorali...

«Se le elezioni politiche saranno confermate nella primavera del 2018 la Regione Lombardia voterà assieme, come avvenuto nel 2013. Pare però che Renzi, se vincerà le primarie al congresso del Pd, voglia accelerare e andare a elezioni anticipate in autunno di quest'anno. In quel caso vedremo. Però noi ci prepariamo per il voto nel 2018 consapevoli delle tante cose che abbiamo fatto, con grande concretezza, e che illustreremo nel dettaglio a tutti i cittadini perché esprimano un voto consapevole sapendo quello che in questi quattro anni abbiamo fatto. Poi certo, se Renzi dovesse far cadere il governo Gentiloni e anticipare le elezioni in autunno in quel caso ci penseremmo. Ma se non succederà questo si andrà al voto nel 2018, alla scadenza naturale. Per quanto mi riguarda, mi ricandido perché ci sono tanti progetti che devono essere portati a compimento. Sia ben chiaro che dei miei possibili avversari non sottovaluto nessuno, non l'ho mai fatto e mai lo farò. Si fanno alcuni nomi che io rispetto naturalmente. Ma devo dire anche che non temo nessuno. I sondaggi di questi giorni, che non ho commissionato certamente io, sono molto positivi, però ci tengo a ribadire che non sottovaluto nessuno. Io farò la campagna elettorale illustrando le cose che abbiamo fatto: investimenti, risorse, le novità come il reddito di autonomia, la riforma della sanità, le infrastrutture, gli interventi a favore dei Comuni. Abbiamo davvero tantissime iniziative da illustrare e quindi sono pronto per la battaglia».

Nella coalizione è confermata la presenza del Nuovo Centrodestra che in Lombardia ha dato vita ad Alleanza Popolare. E' vero che molti di questi esponenti potrebbero confluire nella sua lista civica di supporto, la Lista Maroni?

«No. La lista Maroni Presidente è stata fatta nel 2013 con persone che non venivano da altri partiti, e questa è la natura della lista e quindi così sarà. Ovviamente rimetterò in lista e ricandiderò i consiglieri regionali della Lista Maroni perché hanno lavorato e stanno lavorando bene in Regione, ma gli altri saranno persone che non vengono da altri partiti poiché questo snaturerebbe la natura stessa della lista. E' la lista del presidente che si aggiunge alla lista degli altri partiti ma che prende persone che nella vita non sono mai stati iscritti a partiti politici. E spero di riconfermare il successo di quel 10 per cento che la lista ha ottenuto nel 2013».

Un'ultima domanda presidente Maroni. I sondaggi danno in crescita anche il Movimento 5Stelle...

«Sì, ma non sono preoccupato di questo, anche se ne prendo atto. 5Stelle è un movimento essenzialmente di protesta contro la politica e per un movimento che fa politica sostenere solo tesi contro la politica può durare per un po', dopodiché scoppia la contraddizione interna. Per altro vorrei ricordare che il Movimento 5Stelle in Consiglio regionale ha votato a favore del nostro referendum, chiedendomi una cosa che io ho accettato subito, e cioè di fare svolgere la consultazione con voto elettronico. E anche questa è una novità importante, come del resto da sempre si distingue la Lombardia, sempre per l'innovazione. Faremo il referendum con questa caratteristica del voto elettronico. Ne ho parlato anche con il ministro Minniti che si è detto tra l’altro interessato a questa sperimentazione. A quel punto, visto che ha manifestato interesse anche lui, gli ho chiesto un contributo. Mi ha detto che ci penserà, ma non credo che me lo darà...».

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Autore:ces

Pubblicato il: 01 Maggio 2017

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