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MILANO

Giorgio Gori sfiderà  Maroni senza passare dalle primarie L’Assemblea del PD delega il suo segretario regionale, Alessandro Alfieri, a trovare la totale condivisione su un candidato unico

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E' tempo di decisioni senza se e senza ma e il Partito Democratico, in vista del rinnovo del governo della Lombardia, ha lanciato il suo guanto di sfida a Roberto Maroni, proprio da una delle culle della Lega Nord, quel varesotto dove ha organizzato la festa dell’Unità e che ha dato i natali al movimento di Umberto Bossi. Per l’assemblea del Pd Giorgio Gori è l’unico candidato in grado di contrapporsi in modo serio ad un Maroni il cui movimento, anche alla luce delle ultime amministrative, sembra godere dei favori del popolo lombardo. La volontà è quella di ufficializzare la candidatura senza passare dalle forche caudine delle primarie e per questo è stato dato un formale mandato al segretario regionale Pd, Alessandro Alfieri, di sondare umori e disponibilità di tutte le forze di sinistra del panorama politico lombardo. Un lavoro di tessitura fra le varie anime dell’area di sinistra che permetterebbe a Giorgio Gori di muoversi per tempo in una campagna elettorale che si presenta certamente fra le più ostiche degli ultimi anni. «Anche se - ha assicurato uno dei maggiorenti del partito, presente all’Assemblea e fortemente convinto delle possibilità di Gori - che primarie sì o primarie no, il nostro candidato, nel caso si dovesse andare ad elezioni anticipate, sarebbe comunque Giorgio Gori».

Ma se non mancano endorsement di spessore, quali ad esempio quelli del vicesegretario nazionale Maurizio Martina, del sindaco milanese Beppe Sala («aspettiamo l’ufficializzazione, però io apprezzo il fatto che Giorgio abbia preso questa decisione in un momento come questo, prendendosi una buona dose di rischio»), quello seppur meno ”calorosa”di Matteo Renzi («a Gori voglio molto bene, è una persona valida....» ha lesinato il segretario nazionale Pd) e financo da parte di Giuliano Pisapia con il suo movimento Campo Progressista, per Alessandro Alfieri la partita che si prepara ad affrontare è tutt’altro che semplice, è una sorta di slalom tra quelle varie anime che hanno frammentato il partito, un partito che a detta di uno dei fondatori, Romano Prodi, sta dando la rappresentazione del proprio «suicidio politico». Ma tant’è. Ci sono da superare ostacoli di peso, quali il Movimento Democratico Progressista di Pierluigi Bersani, Massimo D’Alema, Enrico Rossi e Roberto Speranza, e ancora «Sinistra Italiana - Sinistra Ecologia Libertà» il cui presidente è Arturo Scotto, ex Sel, considerato comunque un uomo di mediazione tra l'ala più radicale e di sinistra del partito e l'ala più dialogante con il PD e il Governo, per finire con «Possibile» del monzese Pippo Civati.

Certamente Alfieri metterà in campo tutte le sue capacità mediatrici ma comunque a detta di molti, anche andando alle primarie, per Giorgio Gori non dovrebbe esserci alcun problema.

Gori da parte sua, in attesa dell’investitura ufficiale, e sempre nel corso di quella festa dell’Unità varesotta, comincia a rilasciare dichiarazioni che il ruolo impongono: «E’ una partita aperta e vedo grandi possibilità di giocarsi la vittoria dopo 25 anni di governo di centrodestra e un mandato di Roberto Maroni molto deludente. La nostra regione è oggi amministrata al di sotto di quello che si merita. C’è un forte desiderio di cambiamento tra i cittadini lombardi e girare i territori, capire le diverse priorità, sarà per me fondamentale».

E tutto in attesa del referendum per l’autonomia della Lombardia del 22 ottobre di cui sia Giorgio Gori che Beppe Sala hanno manifestato il loro favore.

Favore che lo stesso Alfieri però ha già fatto capire che non è compatibile con la linea del partito.

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Autore:ces

Pubblicato il: 24 Luglio 2017

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